Parliamo di violenza

Ieri, anche se non amante del PD, ho deciso di prender parte a una conferenza tenutasi alla festa dell’Unità di Modena. Un po per interesse sul tema, la violenza sulle donne, e un po per curiosità.

Cosa è stato detto? Tutto quello che già si sa riguardo al tema: che i politici si stanno impegnando, che le parlamentari del PD hanno avuto una forte posizione affinchè venisse rettificata la convenzione di Istanbul, che è un’atteggiamento quello della violenza sulle donne all’interno delle mura domestiche radicato della mentalità-cultura della società stessa.

Su cosa poggia il trattato? Riassuntivamente si basa su 3 punti fondamentali, anche chiamate le 3P:

1. Posizione dell’aggressore

2. Protezione della persona

3. Prevenzione

Secondo le rappresentanti delle istituzioni si è visto nel tempo un passo avanti verso il problema, ovvero che si sia sviluppato un certo mutamento dello scenario sociale: la donna non è più vista come colei che lo stupro lo provoca, ma che vede una certa voglia di reagire.

Tra le varie argomentazioni ho trovato 2 aspetti molto interessanti: il primo quando si è parlato di comunicazione e media, cosa che studio e in cui mi son trovata pienamente d’accordo con quello che è stato detto a riguardo, e secondo che si siano aperti dei centri di riabilitazione non tanto per la donna quanto per l’uomo aggressore.

Della comunicazione si possono avere tanti pareri ma a essa bisogna attribuire la riuscita dello smascheramento della voiolenza all’interno delle mura domestiche, in quanto mezzo che ha messo in risalto, evidenziato e ripetuto il fenomeno e che ne ha dunque dato visibilità. I media sono riusciti a far uscire questo problema dal vortice del silenzio, ma  essi sono anche portatori di aspetti negativi, quali quello di incentivare una narrazione e distribuzione di stereotipi. (per spiegare la creazione di stereotipi e media, dell’uso di certi linguaggi, di certe ripetizioni d’immagine bisognerebbe effettivamente dedicarci un’altro articolo, e chi lo sà magari lo farò! )

Tra questi stereotipi c’è l’idea di una donna rappresentata sempre in un certo modo: essa ha un certo ruolo, un certo carattere, un certo lavoro; così come per l’uomo che è sempre visto in un’identikit dell’uomo nero, cattivo, violento.

La narrazione di stereotipi porta alla cancellazione della storia della donna e manda avanti solo una sorta di involontaria “giustificazione” del fatto: gelosia, un momento di rabbia..

Del secondo aspetto che mi ha colpito e che ho ascoltato davvero piacevolmente, riguardante l’attività di recupero dell’uomo, ho apprezzato l’idea che non necessariamente l’uomo violento abbia un’identikit prestabilito e che sia da assoggettare all’idea di cattivo. Lo psicologo che ha parlato ha chiaramente spiegato che si va dai più disparati casi, dal disoccupato al manager, allo studente universitario e che spesso non sono mai i primi ad andare spontaneamente in questo centro, ma vanno dopo una serie di conseguenze: denunce, abbandono della compagna..

Abbandonata l’idea che vi è una donna che si merita di essere violentata e un’uomo cattivo che è cattivo perchè lo fa, la domanda viene comunque spontanea farsela: Qual’è il problema?

Il problema è che si punta molto poco su una di quelle tre P che ho elencato prima: PREVENZIONE, che dovrebbe venire prima della PROTEZIONE perchè se riesco a fare la prima non necessito di arrivare alla seconda.

Le associazioni che durante il dibattito sono intervenute hanno parlato proprio di questo. L’importanza di educare sin da bambini all’interno delle scuole. Di formare maestri e professori e di portare avanti con loro progetti che possano insegnare a come vivere le relazioni di genere.

Ma non solo questo, si è parlato di fondi, di risorse, assolutamente necessarie.

Cosa ho capito io? Nulla di più di quello che già pensavo. Le leggi rimangono leggi, cose scritte che non hanno traduzioni pratiche, i problemi di una mentalità sessista e maschilista, se non si partirà dalle scuole e dalle stesse famiglia, rimarrà un fulcro della nostra società e che di Violenza si deve parlare ma bene. Che i media venghino sfruttati meglio e che la politica apra realmente gli occhi sul problema.. perchè alla fine di tutto se le violenze rispetto ai dati ISTAT sono ancora troppe vuol dire che qualcuno non denuncia, o se denuncia lo fa dopo l’accaduto, dunque bisogna arrivare prima e per arrivare prima le persone devono fidarsi delle istituzioni.

 

Non è un uomo colui che picchia una donna.

 

Chiara

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6 pensieri su “Parliamo di violenza

  1. Dal momento che trovo molto interessante l’argomento, provo ad allargare il discorso, ponendo qualche domanda…
    Partiamo da qui: Ti/Vi sei/siete mai chiesta/i il motivo per il quale un uomo, picchia/violenta una donna? Cosa gli passa per la testa,e da cosa è causato questo?
    Aspetto qualche risposta, dopodiché darò il mio punto di vista.

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    • Ciao. Sono proprio la ragazza che ha scritto il post.
      Sinceramente me lo sono chiesta anche io quale siano le motivazioni che spingano un uomo a comportarsi così.
      Credo che ci siano più fattori, in primis l idea nella nostra società di relazione uomo e donna.. E poi ci possono essere tanti altri fattori sociali: Stress da competizione a lavoro, frustrazione, senso di inferiorità e inadeguatezza. Tuttavia quello che mi sento di dire é che un atto violento non é mai giustificabile e per far si, qualunque sia la causa scatenante, che ció non avvenga.. Bisognerebbe lavorare sulle basi.

      Confrontiamoci 🙂

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  2. Allora ti faccio una domanda, io sono uomo e tu donna, e fin qui, nulla di straordinario :)… Ipotizziamo di stare insieme da anni, due bambini, vita tranquilla, mutuo da pagare, insomma classica famiglia tranquilla e felice… Presa da non si sa quale motivo, mi tradisci, Rovinando tutto quello che di buono avevamo costruito… Come credi sarebbe giusto che io reagissi?

    Sono curioso di sentire la risposta di una donna… Non è una provocazione, ma solo mera curiosità 🙂

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  3. Partiamo dal presupposto che ci sono tanti tipi di tradimenti e che quello a cui noi ci sentiamo più legati é quello fisico.. Ma tante cose avrei da dire a tal proposito.
    Tuttavia io ti tradisco. Se lo faccio ho un motivo. Che sia per puro divertimento che per qualcosa interno alla relazione. Una persona che sa vivere bene i rapporti sa che l’altro é qualcosa di bello, che mi completa se vuoi, ma che non mi sostituisce. Ovvero io non dipendo da te e tu non dipendi da me.
    Se facessi una cosa del genere, oltre probabilmente il sentirmi una merda 🙂 , mi aspetterei un divorzio. Un allontanamento.
    Chi ha un equilibrio sa che può vivere anche senza l’altro.
    Perdonare e perdonarsi.

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  4. Ok, sei una persona troppo equilibrata per rispondere alla mia domanda :), non nego che ogni tanto perdo le staffe e mi incazzo di brutto, ma parlando personalmente non mi è mai capitato di mettere le mani addosso a una donna, che sia per uno schiaffo o per una bastonata 😡 ma questo mi succede anche con gli animali, non do un buffetto neanche al mio cane se mi fa la “pupu” sul letto!!! comunque… Tornando al tema principale, non credi sia radicato nell’essere umano la violenza? Essendo anche noi animali… E non credi sia impossibile da estirpare? Perché radicata nel “nostro essere”, guardiamo ad altre culture.. I musulmani ad esempio, che sul discorso avrebbero molto da dire.. O forse sbaglio…………..

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    • Allora Luca. si effettivamente lo sono 🙂
      Comunque ho trovato il tuo un commento bellissimo e decisamente scomodo.. tuttavia cercherò di rispondere esponendo il mio pensiero a tal proposito: Sì siamo animali, ma siamo animali evoluti, abbiamo accettato e barattato questi sentimenti per l’idea di società proprio perchè fosse un’entità più grande a difenderci.
      Capisco quello che vuoi dire.. e sì, una parte violenta c’è in ognuno di noi, tuttavia.. più che violenza io la chiamo rabbia.. e attualmente rabbia, frustrazione c’è nè anche molta.. e a volte questo senso di non riuscire a sfogarla, buttarla fuori.. ci porta a essere anche violenti.
      Tuttavia il fatto che sia parte di noi… non giustifica usarla.. Perchè può e deve essere controllata..
      🙂

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