Una famiglia, è una famiglia

La famiglia è la famiglia, così si dice no? Oggi, l’idea della famiglia può essere rivista, rivalutata.

Come tutti i grandi argomenti ci troviamo di fronte a due categorie di pensiero sulla famiglia : i tradizionalisti, che vedono la famiglia come quella biblicamente presentata, con una madre e un padre, e quelli di vedute più progressiste, che accettano l’idea che un uomo possa amare un altro uomo e una donna, un’altra donna, ma sulla possibilità di avere figli, si formano delle sottocategorie tra chi è favorevole e chi è contrario all’adozione di figli.

Ora, se riporto la classica definizione che troviamo sul vocabolario di famiglia emerge :

“Istituzione fondamentale in ogni società umana, attraverso la quale la società stessa si riproduce e perpetua, sia sul piano biologico, sia su quello culturale. Le funzioni proprie della f. comprendono il soddisfacimento degli istinti sessuali e dell’affettività, la procreazione, l’allevamento, l’educazione e la socializzazione dei figli, la produzione e il consumo dei beni. Tuttavia, malgrado la sua universalità, la f. assume nei diversi contesti sociali e culturali una straordinaria varietà di forme, sì da rendere problematico individuare un tratto distintivo che la caratterizzi in ogni circostanza”

vi sono diversi elementi che andrebbero trattati, primo tra tutti e, l’unico su cui spenderò due parole, e che rende anche difficoltosa l’accettazione di una famiglia diversa, è quel “sul piano biologico”. Ora è evidente che dire sul piano biologico, comporta la produzione dell’immagine mentale binomio UOMO-DONNA e che lo asserisca nell’idea di RIPRODUZIONE.

Per molti l’idea di famigia è una conseguenza biologica e religiosa. Questo mio articolo non vuole convincere nessuno del contrario, nè avere una determinata posizione a favore o contro una o l’altra idea di famiglia, ma si sà anche che l’oggettività non esiste e che come tutti ho chiaramente il mio punto di vista. Essendo io credente, ma allo stesso tempo felicemente non praticante e soprattutto non necessariamente rigida sull’interpretazione dei testi sacri, credo che l’amore sia amore, e che in questa grande battaglia ideologica tra istituzioni e letteratura, si sia perso di vista l’obbiettivo principale : nel caso delle unioni, la possibilità che l’amore sia amore punto e basta, e nel caso delle adozioni, la salvaguardia dei bambini adottabili.

Quando si parla di famiglia, nella nostra testa, c’è un solo e unico immaginario di famiglia: quella che siamo stati abituati a vedere, a vivere, scientificamente a studiare e religiosamente ad amare. Ma l’amore non è stabile, come non lo sono le credenze culturali, queste non hanno tempi e luoghi fissi, ma mutevoli e così anche un’opinione e una tradizione che crediamo essere fissa può essere abbattuta e rivalutata.
La famiglia è famiglia, che sia con una mamma e un papà o che sia tra due mamme o due papà. Così riproponendo lo slogan di SEL : l’unica famiglia, è la famiglia felice.

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Ma… un ma aimè c’è sempre… per accettare questo mio pensiero, la società deve essere pronta. E purtroppo, non si può negare che questa società non lo sia. Mi auguro che presto possa compiere questo grande passo in avanti perchèci sono omossessuali e lesbiche che con annessi compagni, danno più amore di tante altre persone che hanno figli ma che non sanno fare i genitori. Bisogna che la società venga educhi al rispetto della diversità, che non necessariamente non è sinonimo di normalità, e che venga messo prima di tutto avanti il bambino e la sua possibilità di essere felice.

Una volta avvenuto tutto questo, c’è chi ancora avrà il diritto di sostenere la posizione di una famiglia tradizionale, ma se il figlio di una di queste famiglie andando a scuola avrà per amichetto il figlio di una famiglia “allargata” non avrà alcn diritto di offenderlo perchè non ha una mamma o non ha un papà.

Questo passo è stato difficile, già a suo tempo per i figli dei divorziati, per i figli di persone non sposate, e solo i bambini sanno la sofferenza che provano, negli ambienti sociali in cui vivono ( scuola, parrocchia, casa, in palestra e ogni ambiente che necessiti un’interazione ), dell’essere additati perchè “diversi”.

Questa, personalmente inutile guerra, va a rifarsi non tanto sulle famiglie tradizionale o su quelle allargate, ma sui figli. Una volta capito questo, allora forse, il mondo potrebbe essere migliore.

Chiara

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