Parliamo di Poesia

Quando parlo di poesia è un tema che accolgo sempre con calore. Per me la poesia è in grado di parlare meglio di chiunque altro dei sentimenti, delle condizioni dell’essere.

Oggi dedico questo piccolo post a una grande donna: Alda Merini, la cui sofferenza e solitudine è facilmente percepibile in ciò che scrive, in come lo scrive. Lei, per me, è stata una donna coraggiosa, dalla vita travagliata, che è riuscita a fare del proprio malessere un dono. Si è portata addosso tutto il male dell’essere donna, madre, malata, amante. 

Nasce il 21 marzo del 1931 a Milano

“Sono nata il ventuno a primavera,

ma non sapevo che nascere era folle.”

Donna di grande spessore la Merini sin da giovane comincia a soffrire di quelle che lei stessa definisce

“le prime ombre della sua mente”

Una vita alternata tra sanità e malattia dovuta al suo essere affetta da disturbi bipolari, tra amori folli e difficili. Madre di 4 figli, avute dal marito Ettore Carniti, un operaio, un lavoratore con la quale ha aperto una panetteria. Lei stessa dichiara

“poi abbiamo preso una panetteria in via Lipari, non è che proprio facevamo il pane, era solo una rivenditoria. Mi chiamavano la fornaretta.”

Il rapporto con le figlie è stato difficile, proprio a causa della sua malattia e del rapporto con il marito. Un rapporto fatto di assenze e presenze:

“Di noi quattro sorelle, io sono la maggiore – nata nel 1955 – e quella con più ricordi. Fino ai miei 6 o 7 anni la vita in famiglia era stata abbastanza gradevole, con momenti belli e dolci. Ma dopo la nascita di Flavia, nel 1958, nostra madre andò in depressione e non le restò abbastanza energia per dare a mia sorella le attenzioni che chiedeva. Flavia fu mandata a vivere per dei periodi dalla nonna materna, e lì cominciò la sua difficile vita di figlia a singhiozzo. Il punto di non ritorno, quando la mamma si ammalò davvero, arrivò nel 1966. Io avevo 11 anni, Flavia 8, Barbara e Simona non erano ancora nate. Mio padre, che era un uomo molto chiuso, un giorno disse che usciva per andare a un funerale e tornò dopo due giorni. Non abbiamo mai saputo dove sia stato. Mia madre fu presa da una terribile ansia, lo cercò disperatamente e, quando papà tornò, gli chiese conto di dove era stato. Lui non rispose, scoppiò una scenata violentissima. Mio padre non seppe gestire il litigio. Invece di calmarla, chiamò qualcuno al telefono: non abbiamo mai saputo chi. Poi portò me e Flavia dalla portinaia, risalì e poco dopo sentimmo nostra madre che gridava mentre la trascinavano giù per le scale. La sera stessa papà ci portò a Torino, da parenti che quasi non conoscevamo. In poche ore era sparita la nostra famiglia, non avevamo più una casa e nemmeno dei genitori. Quando ci penso, sento dentro le stesse sensazioni di allora: terrore, disperazione, senso di impotenza.”

Una vita fatta di entrate e uscite dagli ospedali psichiatrici, riprese e ricadute. Di lei ci sarebbe ancora molto da dire, sensibile, fragile, intelligente e terribilmente sola, dei suoi amori sbagliati. A me piace ricordarla così, con una delle sue poesie più belle:

Io non ho bisogno di denaro 
ho bisogno di sentimenti  
di parole  
di parole scelte sapientemente 
di fiori detti pensieri 
di rose dette presenze 
di sogni che abitino gli alberi 
di canzoni che facciano danzare le statue  
di stelle che mormorino  
all’orecchio degli amanti. 
Ho bisogno di poesia  
questa magia che brucia  
la pesantezza delle parole  
che risveglia le emozioni e dà colori nuovi.             

 

Grazie cara amica.

Chiara

 

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Parliamo di me

Come primo articolo mi sembra carino che si parli di me.

Non tanto per narcisismo, egocentrismo o altro che si voglia dire, ma perchè così almeno saprete chi avete davanti.

Sarò breve, anche perchè parlare di se stessi non è mai molto facile, infondo non ci si finisce mai di conoscere.. ciò che di me si potrebbe dire oggi non è detto sia valido anche per il domani.

Mi presento: Ciao. Mi chiamo Chiara e ho 24 anni. Apparentemente potrebbe sembrare una presentazione molto alla intheclub ma preferirei che non mi giudichiate per questo. Sono nata e cresciuta a Modena, ma il mio cuore appartiene a una città bellissima, Gallipoli. Qui ho le persone più care: i miei nonni, una zia, un grande amico che poi è in secudis anche un cugino e tanti ricordi.

Mia mamma è venuta a vivere a Modena per motivi di lavoro e ha conosciuto un fustaccio di nome Romano, mio padre. Dal loro folle, intenso e fortunato amore è nato Marco, mio fratello, primogenito, un tipo abbastanza simpatico, occhi verdi, studioso, intelligente  e cagazzo. Poi dopo due anni sono nata io, immensamente desiderata da mio padre, mi piace il Verde ma aimè gli occhi non sono di quel colore, mi piace il vino, il rugby e girare a piedi nudi per casa.

Ho trascorso la mia infanzia intensamente. Io e mio fratello facevamo a gara a chi riusciva ad accaparrarsi il primato del bagno la mattina, scarabocchiavamo i muri di casa, buttavamo batman fuori dai finestrini della macchina in pieno inverno in autostrada e i my little pony dalle scogliere. Insomma eravamo dei bambini vivaci, forse troppo.

Alla fine delle scuole medie, momento in cui bisogna scegliere del proprio futuro, mia madre mi guardò in faccia e mi chiese: Cosa vuoi fare da grande? Non l’avesse mai fatto. Risposta che tutt’ora non saprei dare, figuriamoci a 13 anni, ma una cosa la sapevo, mi piaceva scrivere e non solo.. amavo disegnare, così, nonostante le raccomandazioni ritenessero opportuno che facessi un artistico o un classico, io scelsi il Biologico.

Mai scelta fu così sbagliata. Sacrificai il disegno e la scrittura per una reazione chimica e per l’apparato digerente, ma al quarto anno ebbi quello che per i carcerati è l’ora d’aria, qualche ora di filosofia. Mi diplomai e poi mia madre mi riguardò in faccia e mi face sempre la stessa domanda: Chiara, che cosa vuoi far da grande?

Basta mamma con queste domande.. Comunque io avevo sempre le stesse certezze delle medie: mi piaceva scrivere. Così, senza pensarci due volte.. provai il test di infermieristica, venni presa e mi immatricolai a Scienze della Comunicazione all’Università di Bologna. Mi laureai, vissi lì per un anno e poi mi guardai in faccia e mi chiesi: Chiara ma tu cosa vuoi fare da grande?

Dopo tante indecisioni, sono lieta di comunicarvi che mi sono iscritta all’Università di Firenze e che questo blog, che non è semplicemente un blog per parlare di me, ma anche di voi, di noi, di poesia, di cultura e società, è anche un regalo che faccio a me stessa e agli amici di Bologna e a quelli di Modena, alla mia famiglia e ai miei parenti più cari e chi lo sà magari anche ai futuri amici di Firenze, perchè possa tenermi compagnia e mi faccia sentire meno la mancanza di voi e a voi di me. Vi voglio bene. A presto.

Chiara